Avversione alla perdita

 (Loss Aversion)

Non pentitevi troppo delle scelte che avete fatto in passato.

Semplicemente, fate quelle giuste in futuro.

Siamo sempre capaci di cambiare e di dare il meglio di noi stessi.”

C. Clare

Come descritto nel primo articolo, prendiamo decisioni affidandoci a scorciatoie e regole automatiche (euristiche) che solitamente conducono ad errori (bias cognitivi) che una mente logico-matematica non compirebbe. Perché? 

Perché le euristiche e i bias cognitivi alterano le nostre decisioni allontanandoci da una razionalità assoluta: intervengono in modo automatico nei diversi momenti che riguardano il processo decisionale. Dalla percezione delle informazioni, al modo in cui andiamo a scegliere e recuperare un’informazione piuttosto che un’altra e al come poi la utilizziamo nel processo di elaborazione.

Esistono più di 150 bias riconosciuti, alcuni sono più strettamente cognitivi, altri emotivi, ma di solito non viene fatta una distinzione netta tra i due.

Iniziamo a conoscere le distorsioni di giudizio della nostra mente, potremmo riconoscerci e migliorare i nostri processi decisionali (che possiamo allenarci ad osservare nella nostra quotidianità, non solo di fronte alle nostre scelte di portafoglio). 

L’avversione alla perdita

Questo comune errore, riconosciuto da Tversky e Kahneman nei loro studi (Kahneman D., Tversky A., 1979) è la tendenza a considerare più rilevante una perdita rispetto ad una vincita di ugual valore. Infatti, il comportamento delle persone è diverso in base a se la posta in gioco, di uguale ammontare, è un guadagno o una perdita. 

Facciamo un esempio di come funziona questo bias.

Abbiamo 2 situazioni. 

Caso A: 

  1. Una probabilità del 50% di vincere 1000 € 
  2. Una vincita di 500 €
  • Caso B
  1. Una probabilità del 50% di perdere 1000 €                                                                
  2. Una perdita sicura di 500 €

Cosa scegliereste nel caso A? E nel caso B?

Nel caso A abbiamo due alternative con lo stesso valore atteso, di cui una con certezza di vincita, l’altra incerta ma con possibilità di guadagno maggiore (valore atteso= 1000· 50% + 0· 50% = 500 €).

Solitamente, le persone scelgono l’opzione 2: mostrano un atteggiamento di avversione al rischio.

Nel caso B le due alternative con lo stesso valore atteso, sono tra perdita sicura e l’altra incerta con rischio di perdita maggiore (valore atteso = -1000· 50% + 0· 50% = -500 €). 

Per lo più, le persone scelgono l’opzione 1: in una situazione di perdita l’atteggiamento è di propensione al rischio.

Questo esempio mostra come la sofferenza provata per la perdita di denaro è maggiore (all’incirca il doppio!) del piacere per il guadagno della stessa cifra.

Vediamo quali possono essere gli effetti di questa avversione nella vita di un investitore:

  1. Mantenere a lungo titoli considerati perdenti per evitare di provare rimpianto per la perdita che realizzerebbe
  2. Al contrario, può vendere troppo presto titoli vincenti per sentirsi orgoglioso delle proprie scelte e per paura di vedere sfumare il profitto. 
  3. Potrebbe assumersi più rischio di quello che ha stabilito.

Quindi, oltre a tener conto dei meccanismi della nostra mente, stabilire strategie d’investimento sistematiche che riducano la possibilità di fare scelte dettate dalle emozioni del momento è probabilmente il suggerimento più utile e potenzialmente profittevole.


Selena Brusa
Selena Brusa

Sono una Psicologa e Psicoterapeuta Cognitiva Costruttivista. La mia passione è accompagnare le persone a riconoscere quei pensieri ed emozioni che li portano a realizzare i propri obiettivi e desideri. Le mie principali aree di studio riguardano l’interazione tra i processi cognitivi ed emotivi, l’intelligenza artificiale e la realtà virtuale. Da circa un decennio lavoro in campo terapeutico, nell’ambito del disagio post-traumatico da stress.

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